Avvelenamento da vitamina D nel gatto

Avvelenamento da vitamina D nel gatto

L’avvelenamento da Vitamina D nel gatto si verifica quando l’animale ingerisce una dose tossica di vitamina D. Esistono due tipi di vitamina D: la vitamina D2 di origine vegetale, e la vitamina D3 di origine animale  (detta anche colecalciferolo). Una fonte piuttosto comune di avvelenamento sono i pesticidi per roditori, mentre l’altra tipica è l’ingestione accidentale di farmaci a uso umano, notoriamente tossici per il gatto. Possono includere dosi eccessive e quindi pericolose di vitamina D, anche i cibi contaminati e le diete poco bilanciate con alte concentrazioni di fegato.  A questo proposito, ti segnaliamo gli alimenti da evitare nell’alimentazione del gatto.

Quali sono le cause dell’avvelenamento da vitamina D?  

La vitamina D è molto importante per l’equilibrio del calcio nell’organismo. Permette l’assorbimento del calcio nell’intestino, nei reni e talvolta può prelevare il calcio dalle ossa, quando l’organismo è in deficit di questo componente. Il calcio collabora alla funzione cardiaca, muscolare e nervosa, e presiede alla formazione e robustezza ossea. Se vengono assorbite quantità eccessive di vitamina D, si verifica un anomalia in questi equilibri, del calcio e del fosforo,  con conseguenze che possono essere anche letali.

Come viene diagnosticato un avvelenamento da vitamina D?

Gli esami del sangue permettono di confermare  se il gatto ha assorbito quantità eccessive di vitamina D, attraverso l’analisi dei valori del calcio e del fosforo, che dovranno risultare alterati,  ed elevati. Anche l’analisi delle urine potrebbe essere utile, e rivelare una concentrazione anomala di calcio; alcune strutture mediche sono direttamente in grado di misurare i livelli di vitamina D nel sangue.

Qual è la terapia medica per l’avvelenamento da vitamina D?

Un aspetto molto importante per la cura del micio è sapere quanto tempo è passato dall’ingestione della vitamina D. Se sono passate non più di 6 ore, il gatto potrà essere curato con l’induzione del vomito e somministrazioni ripetute di carbone attivo. Se invece è trascorso un tempo maggiore, si cercherà di bloccare l’assorbimento del calcio, e di aumentarne l’escrezione attraverso le urine con l’ausilio di farmaci appositi. È necessaria inoltre una terapia di supporto, che prevede la reintegrazione di liquidi, la restrizione dietetica del calcio, farmaci anti vomito e protettivi del tratto gastrointestinale. Per almeno una settimana andranno monitorati i livelli di calcio e fosforo nel sangue, e la terapia dovrà proseguire fino a quando i loro valori non si saranno normalizzati.   Talvolta il gatto si riprenderà completamente, in alcuni casi potrebbero esserci come conseguenza disabilità a lungo termine, con malattie cardiache e renali, o patologie gastrointestinali che andranno monitorate per tutta la vita del paziente.

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