L’alimentazione della gatta nella fase della lattazione

L’alimentazione della gatta nella fase della lattazione

La gravidanza di una gatta ha una durata compresa tra i 58 e i 63 giorni, ed è una fase che deve essere monitorata con attenzione per consentire alla micia di partorire senza problemi. Altrettanto, una volta che i gattini sono nati, non deve essere sottovalutata la fase successiva, quella post-partum. Infatti, la lattazione, che può raggiungere i 60 giorni, è fondamentale per permettere ai gatti appena nati di svilupparsi in modo sano. Una gatta che ha partorito da poco deve poter contare su una maggiore quantità di energia a disposizione; pertanto, necessita di un adeguato apporto calorico. Il suo fabbisogno, in questa fase della vita, può anche arrivare ad essere 3 volte superiore a quello di una gatta adulta non gravida. A soddisfare parzialmente la “spesa” energetica è il grasso accumulato in gravidanza, a questo si deve affiancare una dieta adeguata, che permetterà all’organismo di produrre latte ricco sia di proteine che di lipidi.

Gli alimenti per gatto da fornire nella fase della lattazione, oltre ad assicurare un buon apporto di calorie, devono contenere proteine e minerali quali fosforo e calcio. Nel cibo deve essere presente anche una percentuale elevata di grassi di origine animale, particolarmente ricchi di aminoacidi essenziali. Tra questi ultimi risulta di grande importanza la taurina: un suo scarso apporto può causare problemi alla crescita dei cuccioli. Ovviamente, occorre tenere conto del fatto che il fabbisogno calorico è influenzato dal numero di gattini partoriti (un numero più alto richiede una produzione di latte maggiore), da particolari condizioni di stress che si possono verificare nel corso della lattazione e dal peso della stessa gatta al momento del parto. Inoltre, diversi studi hanno confermato come il fabbisogno energetico è alto soprattutto nel primo mese della lattazione.

Somministrare cibo almeno 3 volte al giorno può essere un modo ottimale per assicurare il giusto apporto calorico. Infatti, la gatta può ingerire una grande quantità di cibo in una sola volta (soprattutto nel “picco” della lattazione), tanto da eccedere la stessa capacità del tratto gastroenterico. Proprio la suddivisione dell’alimentazione in diversi pasti esclude problemi digestivi e di assimilazione. Ricordarsi di accompagnare l’alimentazione del gatto con acqua fresca. Un’eventuale disidratazione andrebbe ad incidere sia sulla quantità che sulla qualità del latte. Se, nonostante vengano adottati tutti i comportamenti indicati, si assiste ad un dimagrimento della micia, è possibile fare ricorso agli integratori alimentari, soprattutto a quelli di magnesio, calcio, fosforo e vitamina C.

Superata la quarta settimana di lattazione, la gatta inizia a diminuire progressivamente la quantità di latte a disposizione e, come indicato in precedenza, il fabbisogno energetico è destinato a calare. Da quel momento in poi, per evitare che si manifestino episodi di diarrea e che, allo stesso momento, possa verificarsi un aumento di peso, è opportuno passare ad un’alimentazione di mantenimento, che dovrà essere più leggera e meno calorica per contribuire al benessere del gatto.

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